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Museo Storico del Rame Francesco Gerbasi

Nel cuore artigiano di Agnone, il Museo Storico del Rame Francesco Gerbasi racconta sei generazioni di maestri ramai attraverso ambienti ricostruiti, attrezzi originali e la preziosa “Tina p’Agnone”, antica di secoli.

Descrizione

Il Museo Storico del Rame “Francesco Gerbasi” nasce per iniziativa della famiglia Gerbasi, ultimi ramai della nobile arte agnonese, ed è intitolato al capostipite Francesco, calderaio giunto ad Agnone da San Buono (Chieti) nel 1856. La ricostruzione degli ambienti, gli attrezzi originali e gli oggetti antichi, raccolti in oltre un secolo e mezzo di attività della famiglia, restituiscono le atmosfere del mondo del rame e ne raccontano la storia: un’attività che ha richiesto sudore e sacrifici, ma che testimonia anche l’ingegnosità di un popolo che sulla lavorazione del rame ha costruito gran parte della sua ricchezza per secoli.

Un video introduttivo accoglie i visitatori nella sala delle proiezioni, che ospita anche presentazioni e conferenze. Il primo ambiente del percorso è la Fonderia, dove magli e fucina — alimentata da un mantice che risale all’anno 1000 — provvedevano alla fusione del rame: una ricostruzione fedele di un mondo attivo ad Agnone fino al 1970, anno di chiusura della storica “Rameira di San Quirico” appartenuta ai Caracciolo. Si passa poi alla Bottega del ramaio, dove i maestri artigiani trasformavano i “forgiati” in tine, conche, pentole e caccavi con attrezzi tutti originali — i “cavalli”, la “panca”, il “palacciuolo”, le tenaglie “a becco di cigno” — e alla bottega di Felice Gerbasi (anni Sessanta), che rinnovò il mestiere del calderaio con oggetti a sbalzo di grande valore artistico. Il museo si completa con centinaia di pezzi antichi, alcuni risalenti al Quattrocento.

Tra i pezzi esposti spicca la “Tina p’Agnone”, il recipiente per il trasporto dell’acqua che per secoli ha distinto la produzione agnonese da quella di Abruzzo e Ciociaria: la forma stretta nella “gola” ricorda un corpo femminile e garantiva stabilità quando la tina veniva portata in testa. Oggetto immancabile nella dote di ogni sposa, era riconoscibile per il cerchio di ferro coperto dal risvolto del rame, il “doppio dente” sbalzato, la martellatura a doppia “scrima” (spina di pesce e spiga di grano) e i manici anatomici con spirale di rame. Nel museo se ne conservano numerosi esemplari originali, tra cui uno antico di almeno sei secoli.

La lavorazione del rame ad Agnone affonda le radici nell’epoca sannitica ed esplose nel Medioevo: divenuta Città regia nel 1404, la cittadina fu la principale fornitrice di oggetti in rame della Civiltà della Transumanza. Gli statuti del 1456, conservati nell’Archivio storico comunale, dedicano un intero capitolo a come i calderai dovessero esercitare la loro arte, e dalla mappa del 1754 dell’agrimensore Michele Della Croce risultano dieci opifici azionati dalle acque del torrente Verrino. A metà Settecento, secondo il Catasto onciario, 171 famiglie vivevano di rame — il 31,5% della forza lavoro artigiana del paese, la quota più alta fra tutti i mestieri. Detti popolari come “Lu callarare ada esse de Agnone” (“Il calderaio deve essere di Agnone”), ancora vivi in alcune zone della Campania interna, testimoniano la fama raggiunta dai ramai agnonesi in tutto il Regno di Napoli.

Informazioni pratiche

Orari
Dal lunedì al sabato: 9:00-12:30 e 15:00-19:00 (uscita dalle sale mezz’ora prima della chiusura); il giovedì pomeriggio, secondo fonti web, chiusura alle 17:00. Domenica 10:00-12:00, prenotazione consigliata.
Ingresso
€5 con visita guidata, €3 con video illustrativo; ridotto scuole con guida su presentazione di documento della scuola

Come arrivare

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Domande frequenti

Chi ha fondato il Museo Storico del Rame di Agnone?

Il museo è stato realizzato dalla famiglia Gerbasi, ultimi ramai della tradizione agnonese, ed è intitolato al capostipite Francesco Gerbasi, calderaio giunto ad Agnone da San Buono nel 1856. L'attività di famiglia è oggi arrivata alla sesta generazione.

Cosa si vede durante la visita?

Il percorso ricostruisce la Fonderia con il maglio e la fucina medievale, la Bottega del ramaio con centinaia di attrezzi originali e la bottega più recente di Felice Gerbasi, oltre a centinaia di pezzi antichi, alcuni risalenti al Quattrocento.

Cos'è la “Tina p’Agnone”?

È il tipico recipiente per il trasporto dell'acqua prodotto ad Agnone per secoli, riconoscibile dalla forma stretta e dalle lavorazioni a doppia “scrima”: un tempo immancabile nella dote di ogni sposa, nel museo se ne conserva un esemplare antico di almeno sei secoli.

Fonte: Brochure ufficiale del Museo Storico del Rame Francesco Gerbasi; Comune di Agnone — comune.agnone.is.it; Visit Molise — visitmolise.eu; museodelrame.it. Coordinate GPS approssimate al livello stradale (Viale/Via Marconi, OpenStreetMap), non al civico esatto.