Musei

Pontificia Fonderia Marinelli

La più antica fonderia di campane del mondo ancora attiva, gestita dalla stessa famiglia dal 1040: il Museo Storico della Campana racconta, con visita guidata da un mastro fonditore, un millennio di tecnica campanaria ad Agnone.

Facciata della Pontificia Fonderia Marinelli di Agnone con le campane esposte all'ingresso

Foto: Accurimbono, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0

Descrizione

La Pontificia Fonderia Marinelli fonde campane ad Agnone dal 1040, gestita dalla stessa famiglia da quasi mille anni: è una delle aziende più antiche del mondo ancora in attività, oggi guidata dalla ventisettesima generazione della dinastia Marinelli. Il titolo di “Pontificia” le fu concesso nel 1924 da papa Pio XI, che autorizzò la famiglia a fregiarsi dello stemma pontificio. La fonderia sorgeva originariamente negli spazi di un antico convento alla periferia del paese; nel 1950, dopo un devastante incendio, l’attività fu trasferita nella sede attuale, dove i maestri fonditori ripetono ancora oggi gli stessi gesti tramandati da otto secoli.

Il Museo Storico della Campana “Giovanni Paolo II”, nato nel 1997 accanto alla fonderia attiva, custodisce nella sua Grande Galleria la più vasta collezione al mondo di bronzi sacri e commemorativi — tra cui la cosiddetta “Campana dell’Anno Mille” — oltre a studi, modelli e documenti sulla decorazione delle campane. Tra i pezzi più rari, l’edizione olandese del 1664 del “De Tintinnabulis” di Gerolamo Maggi, considerata la vera “bibbia” dei fonditori di campane. Le visite guidate, condotte da un mastro fonditore, ripercorrono l’intero processo produttivo e si concludono con un passaggio nella fonderia attiva.

La tradizione della lavorazione dei metalli ad Agnone precede la fonderia stessa: oltre 22 secoli fa qui si fondevano le statue dei templi sanniti e si forgiavano armi, monili ed ex-voto legati al culto italico di Ercole Cererio. Il reperto più importante di quell’epoca è la Tabula Agnonensis, una lastra bronzea con un testo sacro in lingua osca: l’originale è conservato al British Museum di Londra, ma una copia in bronzo a grandezza naturale accoglie i visitatori all’ingresso del museo.

Nel dicembre 2024 l’arte campanaria tradizionale — che coinvolge la Fonderia Marinelli insieme alle fonderie italiane Capanni e Allanconi — è stata riconosciuta dall’UNESCO come Patrimonio culturale immateriale dell’umanità, estendendo all’Italia un riconoscimento assegnato inizialmente alla Spagna nel 2022.

Informazioni pratiche

Orari
Visite guidate tutti i giorni, prenotazione obbligatoria: orario invernale 12:00 e 16:00; orario estivo (agosto) 11:00, 12:00, 16:00 e 17:00. Durata della visita: circa 1 ora. Aggiornato al 7/8/2026 — verificare orari e disponibilità al numero 0865 78235 prima della visita.
Ingresso
€9, ridotto €7 per iscritti FAI

Come arrivare

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Domande frequenti

Da quando esiste la Fonderia Marinelli e perché è "Pontificia"?

Fonde campane dal 1040, gestita dalla stessa famiglia da quasi mille anni. Il titolo di "Pontificia" le fu concesso nel 1924 da papa Pio XI, che autorizzò i Marinelli a fregiarsi dello stemma pontificio.

Come si visita la fonderia?

Solo con visita guidata su prenotazione obbligatoria (0865 78235): un mastro fonditore accompagna i visitatori nel Museo Storico della Campana e racconta il processo di fusione, dalla forma in argilla al bronzo.

È vero che l'arte campanaria è patrimonio UNESCO?

Sì: nel dicembre 2024 l'UNESCO ha riconosciuto l'arte campanaria tradizionale italiana — che coinvolge la Fonderia Marinelli insieme alle fonderie Capanni e Allanconi — come Patrimonio culturale immateriale dell'umanità.

Fonte: Wikipedia IT ed EN, voce Pontificia fonderia di campane Marinelli — it.wikipedia.org, en.wikipedia.org; ANSA, arte campanaria patrimonio Unesco — ansa.it; Museo Storico della Campana, prenotazioni — museocampanemarinelli.it; brochure ufficiale del Museo Storico della Campana «Giovanni Paolo II» (fondazione del museo 1997, trasferimento del 1950 dopo l’incendio, Tabula Agnonensis, Campana dell’Anno Mille, autore del De Tintinnabulis Gerolamo Maggi).