Chiauci
Un piccolo borgo dell'Alto Molise nell'alta valle del Trigno, tra il Cerris Park nel Bosco di Sant'Onofrio, la lunga storia feudale di Palazzo Gambadoro e la diga che per decenni è stata "la grande incompiuta" del Molise.
Centro storico di Chiauci: la torre campanaria (chiesa di San Giovanni Evangelista) e la torre civica con orologio. Foto: Alessiocav, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons.
Storia
Chiauci è un piccolo comune dell'Alto Molise, in provincia di Isernia, a 872 metri di altitudine (189 abitanti, stima ISTAT al 1/1/2026, tuttitalia.it) nell'alta valle del fiume Trigno. Il nome attuale è l'esito di una lunga evoluzione: in epoca normanna il borgo si chiamava Clàvicia ed era feudo di Oderisio de Rigo Nigro, esponente di una famiglia molisana (un Tommaso de Rigo Nigro compare tra i baroni di Terra di Lavoro nel 1239); divenne poi "Castello Claviza" in epoca angioina, "Clavicj" in epoca aragonese, "Chiavico" e "Clauce" nel Seicento, prima di stabilizzarsi nella forma odierna.
La sequenza feudale è lunga e ben documentata: dal 1269 il feudo fu dei Bucca (per privilegio di Carlo I d'Angiò a Bertrando Bucca), poi dei "del Bosco" e dei conti di Montagano (fino al 1477), quindi di Ferrante de Capua, le cui figlie lo cedettero ai Sanfelice di Bagnoli del Trigno nei primi decenni del Cinquecento (persero il feudo per fellonia nel 1530); seguirono i Greco di Montenero Val Cocchiara (età del viceré Pedro de Toledo, fino al 1626), i Petra di Caccavone e Vastogirardi, i Capuano (fino al 1700) e infine, dopo la vendita a Maria Felicia Cocco della famiglia genovese de Mari, i Gambadoro — ultimi feudatari, che diedero il nome all'attuale Palazzo Baronale Gambadoro — fino all'abolizione della feudalità nel Regno di Napoli nel 1806.
Amministrativamente, nel 1807 Chiauci era frazione di Civitanova del Sannio nel distretto di Isernia (governo di Frosolone); divenne comune autonomo nel 1811, tornò frazione — stavolta di Pescolanciano — tra il 1927 e il 1935, fu assegnato alla provincia di Campobasso con la Repubblica, prima di essere infine ricongiunto a quella di Isernia nel 1970.
Cosa vedere
La Parrocchiale di San Giovanni Evangelista è la chiesa madre del paese: ricostruita nel 1724 su tre navate, conserva come unica testimonianza medievale la torre cilindrica, oggi campanile. Accanto, sul lato opposto del portale del Palazzo Baronale, sorge la torre civica dell’orologio, oggi a pianta quadrata dopo gli interventi del Ventennio (reca ancora l’iscrizione “Anno XV” del calendario fascista). Le tre antiche porte d’accesso al borgo fortificato non esistono più come strutture ma danno il nome alla via principale del centro storico, “via Tre Porte”: la porta principale conserva cardini in pietra datati 1700.
Fuori dalla cinta muraria sorgeva in origine solo una piccola cappella dedicata a San Sebastiano: ampliata nel 1860 per ospitare la confraternita del Santissimo Rosario, divenne la Chiesa del Santissimo Rosario — che dal 2013 custodisce una copia della Sacra Sindone — con una croce stazionaria sul sagrato, legata alla tradizione delle “Staurite” praticata dal XIV al XVIII secolo.
Il Palazzo Baronale Gambadoro, ultima residenza dei feudatari, ha perso nel tempo il ruolo difensivo del castello originario per diventare dimora gentilizia.
Natura
Il territorio di Chiauci si distende nell’alta valle del Trigno, alimentato da oltre quaranta sorgenti — cui la tradizione locale attribuisce proprietà curative — ed è attraversato dal Tratturo Lucera-Castel di Sangro, uno degli antichi percorsi della transumanza molisana, che costeggia in parte il fiume e il Bosco di Sant’Onofrio.
Nel Bosco di Sant’Onofrio, poco fuori dal paese, sorge una piccola chiesa dedicata all’eremita omonimo e il Cerris Park: il primo parco avventura della provincia di Isernia, con percorsi acrobatici tra i rami di un querceto di cerri (Quercus cerris, da cui il nome) su più livelli di difficoltà (2 percorsi Mini, 4 Baby, 5 Over), area pic-nic attrezzata con barbecue, punto ristoro, parcheggio interno e servizi — attivo almeno fino all’estate 2025. Proseguendo nel bosco fino alla sommità del colle più alto si incontrano i resti di una cinta muraria sannitica del IV secolo a.C.
Il paesaggio intorno al paese unisce pareti rocciose e, sullo sfondo, la catena montuosa d’Abruzzo con il Monte Lupone (feudo nel XII secolo di Pandulfo de Monte Lupone) e lo specchio d’acqua della diga di Chiauci: realizzata sul Trigno dal Consorzio di Bonifica Sud Vasto (rockfill in pietrame con schermo bituminoso, 78 metri d’altezza, costruzione 1985-1997 con fondi ex Cassa per il Mezzogiorno, capacità massima 15 milioni di metri cubi), discussa fin dal 1922 e nota sulla stampa molisana come “la grande incompiuta” per i decenni di ritardi prima di renderla pienamente operativa. La sua costruzione ha sommerso le antiche gole di Chiauci — un canyon con una cascata alta 60 metri in località Foce, censito dal CNR tra i biotopi di rilevanza nazionale, oggi scomparso. Dopo un’estate 2025 di livelli molto bassi, a giugno 2026 il Consorzio dichiarava una disponibilità di circa 9 milioni di metri cubi, sufficiente a garantire una stagione estiva tranquilla per gli usi potabile, irriguo, industriale e turistico.
In località Vomero si apre inoltre una grotta il cui percorso interno si estende per circa 800 metri. A circa 2 km dal paese, verso la SS650 “Trignina”, l’area Camping Le Piane offre un punto sosta attrezzato (wifi, servizi, area barbecue) con vista sul lago della diga.
Tradizioni e sapori
Il patrono è San Giorgio, festeggiato il 23 aprile con una processione che risale ai primi del Settecento. L’11 giugno la statua di Sant’Onofrio viene portata in processione dal paese fino alla chiesetta nel bosco a lui dedicato. Il 13 giugno è la “festa del pane di Sant’Antonio”: una tradizione legata a un passato di alta mortalità infantile, in cui i genitori pesavano i figli e donavano al Santo grano in quantità pari al peso corporeo del bambino, per chiedere o ringraziare una grazia; il grano macinato diventava pane distribuito a paesani e animali.
Per San Martino (11 novembre) si costruisce un pupazzo di paglia con la testa ricavata da una zucca svuotata e illuminata da una candela, e si preparano gnocchi al sugo di maiale con zucca e pancetta e la “Ch’coccia e patan’ p’stiat” (crema di patate e zucca con pancetta rosolata e formaggio) — piatto censito tra i beni immateriali della rete italiana di cultura popolare e codificato dall’Accademia Italiana della Cucina. Tra gli altri piatti tipici, la polenta di farina di granturco e patate con salsiccia secca, la “pizza di grandigne” (impasto di farina di mais, acqua e olio cotto su brace di camino, coperto da una coppa) e lo “squattone”, antipasto invernale a base di pasta con l’acqua di cottura e vino rosso.
Il paese ospita anche Sagra Futuro, un raduno artistico-culturale indipendente e autofinanziato (musica dal vivo, arte visiva, laboratori, editoria) organizzato nell’area del Camping Le Piane — l’edizione 2025 si è tenuta dall’8 al 10 agosto.
Come arrivare
In auto
da Isernia si percorrono la SS17 dell’Appennino Abruzzese e Appulo Sannitico e poi la SS650 di Fondo Valle Trigno in direzione Chiauci: circa 19,5 km, ~24 minuti di guida (calcolati via routing reale).
In treno
non esiste una stazione nel territorio comunale; la più vicina sulla rete attiva resta quella di Isernia, a circa 19,5 km.
Orario completo e biglietti su Trenitalia →
Dati in tempo reale da ViaggiaTreno (Trenitalia) — non copre i treni Italo.
Uffici turistici e associazioni
Pro Loco Chiauci
Domande frequenti
Quanti abitanti ha Chiauci?
Circa 189 abitanti (stima ISTAT al 1/1/2026, tuttitalia.it), a 872 metri di altitudine, nell'alta valle del fiume Trigno in Alto Molise.
Cos'è il Cerris Park di Chiauci?
È il primo parco avventura della provincia di Isernia, nel Bosco di Sant'Onofrio: percorsi acrobatici tra gli alberi su più livelli di difficoltà, adatti a bambini e adulti, con area pic-nic e punto ristoro.
Perché la diga di Chiauci è nota come "la grande incompiuta"?
Perché discussa fin dal 1922 e realizzata solo tra il 1985 e il 1997, ha impiegato decenni prima di diventare pienamente operativa. A giugno 2026 il Consorzio di Bonifica Sud Vasto dichiarava comunque una disponibilità d'acqua sufficiente per la stagione estiva.