Poggio Sannita

Un borgo dell'Alto Molise su un promontorio tra i fiumi Verrino e Sente, che fino al 1922 si chiamava Caccavone: il Palazzo Ducale dei marchesi Petra, la Chiesa di Santa Vittoria e i 51 "Babaci" contro lo spopolamento.

  • 705 m s.l.m.
  • 513 abitanti
  • 25.6 km da Isernia
Veduta panoramica di Poggio Sannita su un promontorio roccioso tra le montagne dell'Alto Molise

Poggio Sannita vista dal cimitero. Foto: Giuseppe Cappussi, CC BY-SA 3.0, Wikimedia Commons

Storia

Poggio Sannita è un piccolo comune montano dell'Alto Molise, provincia di Isernia, a 705 metri di altitudine (513 abitanti, stima ISTAT al 1/1/2026, tuttitalia.it) su un promontorio roccioso tra le valli dei fiumi Verrino e Sente, quest'ultimo confine naturale con l'Abruzzo. Fino al 1922 si chiamava Caccavone, dal caccavo, l'antico vaso di rame usato dai contadini per la coagulazione del latte — un nome che, secondo la delibera comunale dell'epoca, ricordava "una cosa che disgusta" e suscitava derisione nei paesi vicini. Il 20 febbraio 1921 il Consiglio Comunale approvò un primo cambio in "Vinoli" (dai prodotti tipici locali), giudicato poi non abbastanza caratterizzante; il 3 luglio 1921 scelse invece "Poggio Sannita", richiamando la posizione del paese su un poggio e l'appartenenza all'antico Sannio, con presenza sannitica documentata da ritrovamenti in lingua osca sul territorio. Il regio decreto che recepisce il cambio è datato 15 gennaio 1922.

Le origini dell'insediamento risalgono all'alto medioevo, al tempo delle invasioni saracene che tra l'860 e il 900 d.C. colpirono anche Isernia, Venafro e Bojano: gli abitanti si arroccarono sulla rupe detta "Borgo Castello". Nel 953 il feudo di Caccavone fu concesso dai principi beneventani Landolfo II e Pandolfo Capodiferro, di stirpe longobarda, al conte Radoisio. Intorno al 1160 il feudatario Raul de Petra compare nel Catalogus Baronum normanno; nel 1269 Carlo I d'Angiò investì Paolo de Giga come barone di Caccavone. Dal 1645 il feudo passò alla famiglia Petra, baroni e poi duchi di Vastogirardi e marchesi di Caccavone (titolo concesso a Nicola Petra nel 1723): a questa famiglia si devono il restauro del Palazzo Ducale (1761) e l'ampliamento della Chiesa di Santa Vittoria (1762). L'ultimo feudatario, Carlo II Petra, succedette al padre nel 1806, lo stesso anno in cui Gioacchino Murat abolì i diritti feudali nel Regno di Napoli.

Il 17 aprile 1862, Giovedì Santo, 42 militi della Guardia Nazionale guidati dal sindaco-capitano Pasquale Antinucci si scontrarono presso Salcito con la banda del brigante Luigi Alonsi detto "Chiavone": nello scontro morirono 10 militi e lo stesso sindaco — un episodio a cui è ancora oggi dedicata la piazza principale del paese, Piazza XVII Aprile. Nel 1819 la frazione di Castelverrino si distaccò diventando comune autonomo. Tra ottobre e novembre 1943, lungo il fiume Trigno (parte della Linea Barbara), si combatté una battaglia tra truppe tedesche e anglo-americane che causò la morte di diversi cittadini poggesi.

Cosa vedere

Il Palazzo Ducale, edificato nel XV secolo, fu residenza dei duchi di Caccavone e restò abitato dalla famiglia Petra fino a inizio Ottocento; restaurato nel 1761 da Giuseppe Maria Petra, i poggesi lo chiamano ancora “Palazzo Reale” perché la tradizione locale vuole che vi abbia soggiornato per breve tempo una regina di stirpe borbonica del Regno delle Due Sicilie — una leggenda locale, non un fatto documentato in modo indipendente. Restaurato dal Comune con pietra locale e riaperto al pubblico nel 1994, ospita oggi la biblioteca comunale, una sala convegni da 200 posti, una mostra fotografica permanente (“Poggio Sannita: i luoghi e le persone”) e l’ufficio di protezione civile.

La Chiesa di Santa Vittoria, nel cuore del borgo medievale, fu distrutta dal terremoto che colpì la diocesi di Trivento nel 1720 e ricostruita in pochi anni per volontà del duca Nicola Petra, riconsacrata il 13 settembre 1725; fu poi ampliata nel 1762 dal figlio Giuseppe Maria. Conserva un reliquiario con un osso del braccio di san Prospero martire, patrono del paese, portato da Roma nel 1743 dal cardinale Vincenzo Petra, e uno storico organo del 1769 di Francesco D’Onofrio, esponente della famiglia poggese di organari, tornato a suonare dal 2005 dopo un restauro.

La Chiesa di San Rocco, seconda per importanza, risale alla fine del Seicento; la Chiesa della Madonna delle Grazie, fuori dal paese ed edificata attorno al 1590, fece per 5 anni da chiesa principale dopo il crollo di Santa Vittoria nel 1720, ed è oggi meta di pellegrinaggio il 25 marzo. Palazzo Iacovone, casa natale del medico Cosmo Maria de Horatiis (definito “padre dell’omeopatia italiana”, camerlengo del re Francesco I di Borbone), ospita oggi una biblioteca e l’Antico Frantoio Ipogeo, costruito attorno al XIII secolo e tra i più antichi d’Italia, riconvertito in museo della cultura olearia.

Dal 2021 il paese ospita i “Babaci”: 51 pupazzi artigianali realizzati con materiali riciclati e installati per le vie del borgo, un’iniziativa nata per contrastare visivamente lo spopolamento.

Natura

Il paese sorge su un promontorio roccioso delimitato dai fiumi Verrino e Sente, entrambi affluenti del Trigno e a carattere torrentizio — il Sente, che segna anche il confine naturale con l’Abruzzo, si prosciuga quasi completamente d’estate. Il territorio comunale è compreso tra i 300 e i 767 metri s.l.m., con un’escursione altimetrica di 467 metri, nel cuore della Comunità Montana Alto Molise. Dal belvedere di Colle Calvario, il punto più alto del paese, lo sguardo spazia sulla valle del Verrino fino a Capracotta; dal belvedere “Ara Giagnagnera” la vista arriva a quasi 360°, da Agnone a Castelverrino. Un antico tratturello collegava il paese al Regio Tratturo Celano-Foggia.

Tradizioni e sapori

Il comune aderisce al consorzio “La Città dell’Olio” per la valorizzazione dell’olio d’oliva locale; tra i prodotti tipici anche il vino, il miele artigianale e, negli ultimi anni, una raccolta di tartufo in crescita sul territorio. La cucina tradizionale include le sagne a pezzate (lasagne sciolte a pezzi), i cavati (gnocchetti), i cic lievt (pasta lievitata), le pallotte cacio e ova e i magliatiell (torcinelli di agnello).

Il patrono è san Prospero martire, festeggiato il 21 agosto; molto venerati anche san Rocco, santa Vittoria e san Cataldo, quest’ultimo con una festa di contrada il 17 agosto. In estate si tiene il torneo rionale di calcio, che vede confrontarsi le squadre dei quattro rioni storici del paese (Santa Vittoria/Conicella, Santa Maria/Piazza, San Rocco, Santa Lucia/Mulino).

Come arrivare

In auto

da Isernia si percorrono la SS17 dell’Appennino Abruzzese e Appulo Sannitico, poi la SS650 di Fondo Valle Trigno e la SP73 Diramazione Poggio Sannita: circa 40,6 km, ~45 minuti di guida (calcolati via routing reale) — uno dei comuni più distanti dal capoluogo nella provincia.

In treno

non esiste una stazione nel territorio comunale né nelle immediate vicinanze; la più vicina sulla rete attiva resta quella di Isernia, a circa 40 km.

21:44REG 23495per Boiano+1 min
22:27REG 23381per Boianoin orario

Dati in tempo reale da ViaggiaTreno (Trenitalia) — non copre i treni Italo.

Uffici turistici e associazioni

Comune

Comune di Poggio Sannita

Telefono
0865-770135
Web
www.comune.poggiosannita.is.it

Domande frequenti

Quanti abitanti ha Poggio Sannita?

Circa 513 abitanti (stima ISTAT al 1/1/2026, tuttitalia.it), a 705 metri di altitudine, su un promontorio tra le valli dei fiumi Verrino e Sente, in Alto Molise.

Perché Poggio Sannita si chiamava Caccavone?

Caccavone deriva dal "caccavo", l'antico vaso di rame usato per la coagulazione del latte. Il nome, giudicato sgradevole, fu cambiato in Poggio Sannita tra il 1921 e il 1922 per richiamare la posizione del paese su un poggio e l'appartenenza all'antico Sannio.

Cosa vedere a Poggio Sannita?

Il Palazzo Ducale (XV secolo, oggi biblioteca comunale), la Chiesa di Santa Vittoria con il suo organo storico del 1769, l'Antico Frantoio Ipogeo (XIII secolo) e i "Babaci", i pupazzi artigianali installati dal 2021 per le vie del borgo.